| Mercoledì, 8 febbraio 2012 |

La città di Lecce

 

testo tratto da sito : www.comune.lecce.it

Lecce è  rinomata come “signora del Barocco” per lo stile inconfondibile che caratterizza questa città d’arte. Di notevole valore è il patrimonio architettonico riferito  ai secoli diciasettesimo e diciottesimo.
E’ nel  ‘600 che sorgono la maggior  parte degli edifici religiosi e civili, caratterizzati da un tipo singolare di architettura e scultura che non trova esempi in  nessuna altra parte del mondo: il  barocco leccese, che sembra aver completamente trasformato l’immagine di Lecce sino a caratterizzarla al punto tale che,  da allora in poi, risulta difficile riconoscere i segni urbani delle stratitificazioni precedenti. Sfruttando le possibilità decorative offerte dalla pietra leccese - un calcare omogeneo e compatto, facile da lavorare grazie al  certosino lavoro di abili scalpellini -, si è dato origine a degli autentici capolavori da sembrare  merletti o  gioielli in filigrana.
Il  barocco leccese  è tipico  per  l’elegante compostezza delle forme rinascimentali e la ricchezza degli elementi decorativi: balaustre, trafori, colonne tortili, nastri di fiori e frutta svolazzanti,   che traggono ispirazione dalla cultura agricola contadina e dai motivi classici del  mondo colto.
Quest’arte che si è sviluppata nel tempo grazie ad una tradizione artigiana floridissima si è  diffusa anche nelle costruzioni minori fino ad interessare le abitazioni più modeste. I maestri maggiori furono Gabriele Riccardi e Francesco Antonio Zimbalo, ancora misurati e prossimi al classicismo cinquecentesco, Giuseppe Zimbalo detto lo Zingarello – il più fastoso e sfrenato, Cesare Penna scultore di elegante sensibilità, Achille Carducci e Giuseppe Cino che moderano l’esuberanza decorativa in forme più eleganti ed aggraziate
Anche il settecento è un secolo fervido per l’attività edilizia. Infatti: continuano a costruirsi chiese e palazzi e tra gli architetti che godono la maggiore considerazione dei committenti occorre citare Emanuele e Mauro Manieri, artefici di numerosi e scenografici palazzi.

Cenni storici
In origine Lecce   è un florido  centro messapico,  di quel  popolo gli “Iapigi” che,   proveniente dall’Illiria durante le migrazioni del III millennio a.C. ha abitato nel Salento,  e che conosce  il periodo  di maggiore maturità nel  VII e IV secolo a.C. 
Dal 268 a.C la città, conosciuta come Lupiae   viene  governata dai Romani. Tra la fine dell’età repubblicana e gli inizi dell’età imperiale Lupiae si presenta cinta da mura, costruite su quelle messapiche, dotata di  un foro,  un teatro ed un anfiteatro ed uno sbocco sul mare:   porto Adriano,  l’attuale marina di San Cataldo.
Con i saccheggi ad opera dei barbari, la città decade e si riduce ad un modesto villaggio.  Per ben cinque secoli Lecce viene offuscata dalla potente Otranto,  capitale del dominio bizantino.
Con il dominio normanno la città rifiorisce. La  contea normanna  leccese  che sorge nel 1069 con il conte Gaufrido eccelle per il fasto della sua corte, seconda soltanto a Palermo.Tancredi, riconosciuto nel 1166 conte di Lecce diviene re di Sicilia, ma viene sopraffatto dagli svevi. Federico II la incamera nel demanio regio  e la lascia in eredità al figlio Manfredi.
Seguono gli Angioni, quando la contea diviene feudo dei Brienne,  importante soprattutto con  Gualtieri VI,  duca d’Atene. Nel  1356  la contea passa ai  D’Enghien ,una dinastia che annovera  la bella contessa Maria, personalità forte dalle spiccate capacità governative. In prime nozze sposa Raimondello  Orsini del Balzo e,  rimasta vedova per le sue nuove  nozze a Taranto con un d’Angiò diventa regina di Napoli.
Con  Ferrante d’Aragona  nel 1463 , la città viene inglobata nel Regno di Napoli. Si batte una nuova moneta, vengono concessi molti privilegi e Lecce diviene sede del Sacro Regio Provincial Consiglio.  E’ il periodo delle epidemie e delle incursioni turche , che minacciavano la città fino alle sue porte. L’ultimo conte aragonese  leccese è Federico D’Aragona  che diviene re di Napoli nel 1496 e trasforma Lecce in un cenacolo di cultura e di arte. Alla dinastia aragonese segue quella spagnola che perdura per più di due secoli. Lecce continua a distinguersi per il suo fermento culturale, caratterizzato dalla nascita di molte Accademie. Le attività commerciali sono floride e si stanziano in città colonie toscane, greco-albanesi, venete, ebraiche e genovesi e soprattutto veneziane. Minacciata la sua sicurezza dalle sanguinose armate turche, l’imperatore Carlo V,  che eleva la città a capoluogo della Puglia,  la fortifica  con  possenti mura ed  un modernissimo castello.
Il seicento  è un secolo turbolento  caratterizzato dai disordini dovuti ai   movimenti antispagnoli e antifeudali. L’eclatante epidemia di peste del 1656 ed i terremoti causano migliaia di vittime.
Nel  settecento, in armonia con la cultura illuministica si approfondisce la coscienza politica dei leccesi: nascono numerose scuole di matematica e di diritto.Si contano numerosi   episodi di rivolta da parte del popolo, gravato dalle tasse e dalla prepotenza del ceto ecclesiastico.
Nel 1734 ha inizio la dominazione borbonica che si concluderà  con l’annessione del Mezzogiorno al Regno d’Italia, interrotto solo durante il decennio francese. Dopo l’unità d’Italia tra il 1895 ed il 1925 la città  si estende oltre le mura  cinquecentesche. Nel 1927 la provincia  di Lecce viene staccata da Taranto  e Brindisi.

Lecce non è solo Barocco!
Lecce una città che nel suo tessuto urbano coniuga in mirabile sintesi esempi di lussureggianti architetture barocche e linee più  austere,  florilegi di esaltazioni pagane e severe rappresentazioni d’arte religiosa scolpite sulle facciate delle chiese, imponenti palazzi nobiliari e incantevoli segni di edilizia civile; testimonianze messapiche e precristiane e vestigia romane d’epoca imperiale.
Se è vero che per molti il fascino di Lecce risiede in tutta la città antica, estesa con le sue stradine e vicoletti, che si compongono come i fili di  una tela di ragno e che sfociano in sorprendenti scenografie,  non si può non menzionare l’altra parte del cospicuo patriomonio della città..
E' interessante quel pezzo di centro storico denominato “giravolte”, che ha un evidente stile orientale.
Anche  le suggestioni del Liberty, mescolate allo stile moresco, sono presenti in città e visibili sulle facciate delle splendide dimore, le ville sorte sui viali Lo Re e Viale Gallipoli,  in seguito alla sistemazioni del viali  extramurali progettati intorno al 1825.
Di notevole pregio le bellezze dell’architettura cinquecentesca e   tutte le cospicue  testimonianze dell’età romana e pre-romana. Attualmente  le nuove scoperte  e le  indagini condotte  in piazzetta Castromediano, nelle immediate vicinanze della centrale Piazza S. Oronzo,  hanno permesso di ampliare le conoscenze.Gli appassionati di archelogia urbana avranno modo di constatare che Lecce rappresenta un esemplare caso di studio, per essere un centro pluristratificato caratterizzato da un complesso e articolato palinsesto urbanistico e architettonico.

L'artigianato tipico
Caratterizzano la città, più che altrove in tutto il Salento, due attività artigianali in particolare, che hanno radici lontane nel tempo e che ancora oggi proseguono i sistemi di produzione adottati da secoli: la  produzione dei manufatti in  cartapesta e in pietra leccese. C’è chi a giusta ragione  ascrive questo tipo di artigianato tra le arti minori.

Non si può menzionare Lecce senza pensare  all’originale produzione di cartapesta, un’arte povera, che è stata testimone di uno straordinario sviluppo dopo il diciottesimo secolo.Quest’arte si è radicata e diffusa  con la Controriforma quando, per rafforzare il sentimento religioso, la Chiesa richiedeva una abbondantissima produzione di statue e figure che rappresentassero con immeditezza i misteri della fede, dalle sembianze esteriori e di espressione di sentimenti vicinissime alla realtà.   Le tecniche adoperate oggi sono ancora quelle tradizionali, adottate  nelle botteghe artigianali che abbondano nel centro storico.

E’ frequente incontrare nel cuore della città diverse botteghe di scalpellini,  che continuano quella tradizione manifesta sulle facciate delle chiese e che hanno reso la città  la “signora del Barocco”. La pietra leccese, un calcare duttile ed omogeneo,  ancora oggi ispira i lavori di molti artisti-artigiani che si cimentano a lavorare  oggetti di arredo, dando vita ora a   forme originali e ed innovative ora   ancorate  alla tradizione.

La Gastronomia
Come ogni  cucina, anche quella della città e del Salento  è l’elaborazione dei modelli alimentari  dei primi colonizzatori  e rappresenta un chiaro esempio di dieta mediterranea.
 Il piatto che identifica la città è denominato “ciceri e tria”: le lagane, ricordate da Orazio, mescolate ai ceci,  condita con  l’olio di oliva che qui nel Salento ha un sapore intenso, insaporite con pezzi di pasta fritta.
Tra le altre specialità che si possono gustare a Lecce vale la pena di ricordare i famosi rustici, dei vol-au-vent al forno con mozzarella, pomodoro e besciamella.
Anche in epoca romana si consumavano molte mele cotogne a purea ed è rinomata oggi la tradizionale “cotognata  leccese”, marmellata di melecotogne, tanto compatta da essere presentata a pezzi.
Prelibatezze  si incontrano tra i dolci. Tipico della città è il “pasticciotto”, fagottini di pasta frolla ripieni di crema – e la sua  variante  il “fruttone”, con un ripieno di pasta di madorla, perata o cotognata). Ed i dolci di pasta di mandorla sono irrestibili e a Pasqua questa pasta prende la forma di agnello  o di pesce  a Natale.

 

 

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